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Articoli: Sulla Perizia
Sulla Perizia In “ Cassazione Penale” il dr. Francesco Centonze pubblica un articolo dal titolo: “Scienza spazzatura e Scienza corrotta nelle attestazioni e valutazioni dei consulenti tecnici nel processo penale.” L’articolo, partendo dalla pronuncia della Corte suprema degli Stati Uniti ( Daubert v. Merrell Dow Pharmacutical inc) –sul quale torneremo in altro scritto “Le prove addotte dagli esperti possono essere importanti, ma anche del tutto fuorvianti a causa della difficoltà nel valutarle. In considerazione di questo rischio (…..) il giudice esercita un controllo maggiore sugli esperti che non sui normali testimoni” conduce una disamina dei presupposti epistemologici della scienza, delle sue contraddizioni, dell’ uso delle sue risultanze nell’ambito del processo penale . Vorremmo contribuire all’argomento. Innanzitutto una premessa. Processo penale e processo civile si distinguono, sotto il profilo della attribuzione di responsabilità, per il criterio – più o meno esplicitato- del “ oltre ogni ragionevole dubbio” che vale nel primo, “ con buona probabilità” che vale nel secondo. Seconda premessa : Le scienze si basano su strutture probabilistiche, e le loro “teorie di riferimento” si modificano in relazione ai momenti storici. (la prima parte di questa affermazione non vale per Matematica e Geometria. Ma, personalmente, non le considero “ Scienze” ma “ Linguaggi”) Centonze sottolinea,evidenzia e discute adeguatamente questi due aspetti. Ma vi è un aspetto che –ci pare- non è sufficientemente evidenziato. E cioè che le scienze non sono tutte uguali. L’accumulo del sapere scientifico avviene per esperimenti. Il “ sapere” è in realtà la ”teoria” che si sviluppa sulla base di un complesso di esperimenti, e che, una volta sviluppatasi, esercita funzione predittiva sulla realtà. Ciascun esperimento, al momento in cui prospetta i propri risultati, attraverso un qualche indice, ci dice anche quali sono le probabilità che quel particolare risultato sia dovuto al caso (cioè che non siano validi i nessi causali. Che la relazione tra antecedente e conseguente sia semplicemente un post hoc, non un propter hoc). In sostanza, obiettivo pragmatico della scienza è quello di stabilire delle relazioni. Se “faccio” questo, accadrà questo. E di spiegare ( la teoria) perché, data la causa, si verifica l’effetto. E qui si crea una prima, grande suddivisione, tra le scienze cosiddette “dure” e le altre. La probabilità che, su questo pianeta, lasciando cadere un corpo pesante da una certa altezza, questo anziché cadere parta verso l’alto, o segua una traiettoria parallela alla superficie terrestre viene data per esistente, anche in fisica. Viene probabilmente indicata con un .0000000000001 ( una probabilità su un miliardo, o un trilione). E la struttura basilare della fisica classica è costruita su un sistema di esperimenti ciascuno dei quali è portatore all’interno di questi ordini di grandezza (o di piccolezza) di probabilità che il risultato sia dovuto al caso, o che si possano dare risultati diversi.. Un discorso analogo può essere fatto per la chimica. E l’esperimento, in linea generale, ove ne siano state precisate tutte le condizioni, è assolutamente ripetibile. La descrizione dell’accaduto può avvenire attraverso un sistema di equazioni. E possibile cioè una “ formalizzazione” della teoria scientifica, l’enunciazione di una serie di leggi, dalle quali, attraverso un linguaggio altamente formalizzato ( matematico) è del tutto prevedibile quello che accadrà, dandosi determinate condizioni. Date le quantità di due o più sostanze chimiche, il loro grado di purezza etc… un buon chimico non ha bisogno di effettuare l’esperimento per sapere cosa succederà, esattamente, miscelandole. Poi esistono le scienze “ altre” (quelle deboli) Il procedimento con cui si afferma l’esistenza di una relazione tra fatti, al loro interno, non avviene attraverso una struttura simile a quella della geometria (deduttiva)” ma “ statistica”. Esse lavorano con altri indici di probabilità. Il risultato conseguito dalle loro rilevazioni esperimenti possono essere dovuti al caso, o, dati gli stessi presupposti sperimentali è possibile che si incappi in risultati diversi, nel 10% ( p=.1dei casi, o nel 5.( p = .05) Raramente è il p = .12 ad essere assunto come discrimine per un risultato non valido. Il discorso scientifico – la “teoria”- si sviluppa attraverso la formulazione di ipotesi sui motivi di covarianza diretta o inversa di gruppi di dati. L’esperimento è, in linea generale, ripetibile. Ma può esserlo non esattamente, anche qualora ne siano state precisate le condizioni. “Far cadere un grave di massa x da 100 metri, in assenza di vento, a 100 mt s.l.m.” è ripetibile nelle stesse condizioni, sempre. Testare Mario Rossi è in realtà solo parzialmente ripetibile. Il Mario Rossi di oggi è allegro, quello di domani è triste. La condizione sperimentale è diversa, e il suo umore influenza le risposte. Infine le scienze “ narrative” ( la Storia, ad esempio), che meglio sarebbe chiamare “discipline” Qui proprio gli esperimenti non si possono fare. Cosa sarebbe successo se Napoleone avesse vinto a Waterloo lo si può al massimo congetturare. E date cento congetture diverse nessuna di esse è falsificabile. La Storia “ racconta” non “ prevede”. E’ una sequenza di post hoc, nella quale il propter hoc è frutto di fede, non di scienza. ( storici di diversa ideologia scrivono storie diverse).E, in genere, tutte le c.d. “Scienze umane” rispondono a questo presupposto. Sono discipline, non scienze Vediamo allora cosa succede nelle cosiddette scienze deboli. Quelle che si validano sulla statistica. Noi sappiamo, statisticamente, che lanciando 10.000 volte in aria una moneta i risultati “ testa” e i risultati “ croce” saranno all’incirca tra loro equivalenti. Con quasi assoluta certezza possiamo dire che il numero delle teste (o delle croci) oscillerà tra 4995 e 5005. Se lasciamo cadere un blocco di piombo dalla cima di un campanile un quadrilione di volte, la probabilità che questo oggetto segua una traiettoria diversa dalla perpendicolare è una. Se lanciamo un quadrilione di volte una moneta la probabilità che il risultato finale del numero delle teste ( o delle croci) sia diverso da n/2 + - 5 è di nuovo una. Cioè, complessivamente, abbiamo la quasi assoluta certezza (come con il piombo dal campanile) che più o meno ( con uno scarto massimo di 5 su un quadrilione, cioè numericamente del tutto ininfluente) il numero delle teste e delle croci sia equivalente. Le due scienze ( quella che si occupa degli oggetti che cadono dal campanile, e quella che si occupa del lancio delle monete) sembrerebbero quindi fornire “ gradi di verità” o “certezze” all’incirca equivalenti. Siete disposti a scommettere 100.000 Euro contro 1 che il blocco di piombo, alla due miliardesima caduta, seguirà la perpendicolare ? E siete disposti a scommettere la stessa cifra che al due miliardesimo lancio uscirà testa (o croce), anche avendo davanti a voi la cronistoria delle precedenti uscite? Ogni persona ragionevole – non affetta dal vizio del gioco- risponderebbe di si alla prima domanda, di no alla seconda. Perché la struttura della fisica è tale che essa mi dice che quella determinata condizione si avvera in ogni esperimento. Mentre la struttura delle scienze che basano la loro validazione sulla statistica è tale che esse mi dicono che su n eventi io avrò con certezza una certa distribuzione dei risultati (verità tanto più certa quanto più n si avvicina ad infinito) La scienza “forte” ha la capacità di prevedere cosa accadrà in merito al singolo evento, e su quel singolo evento la sua possibilità di errore è di 1 su qualche miliardo. La scienza “ debole” ha la capacità di prevedere cosa accadrà su un miliardo di eventi. Ma in merito al singolo evento le sue capacità di previsione sono pressoché nulle (o le sue probabilità di errore altissime). I professionisti più corretti – che operano nell’ambito delle scienze di secondo tipo ( psichiatria, psicologia, grafologia etc….)- si sono allora inventati un concetto. Quello di compatibilità. Ma il concetto di compatibilità ha, in termini epistemologici, una strana caratteristica. E’ dirimente ad excludendum, ma non lo è mai ad confirmandum. Una delle caratteristiche dell’essere umano è quella di avere due occhi. Se io trovo qualcosa che è morfologicamente privo di occhi, o ne ha uno solo, posso escludere che sia un essere umano (correttamente : c’è una probabilità su qualche miliardo che sia un essere umano). Se trovo qualcosa con due occhi, questo è “ compatibile” con la sua appartenenza alla categoria “ essere umano”. Così come è compatibile con la sua appartenenza – più o meno- ad altre 5000 categorie, dalle mosche agli elefanti. La lezione Aristotelica (nella Logica) per cui le definizioni si danno per genere prossimo e differenza specifica sembra, in ambito peritale, assunta la nozione di compatibilità, del tutto perduta. Gli operatori più avvertiti queste cose le sanno. L ‘Ottolenghi, a proposito della perizia grafica, ad esempio sosteneva che se essa può provare la non appartenenza ad una mano di un documento ( la “ falsità”), mai può provare l’opposto. Ugualmente, in una perizia su supposto abuso, se si riscontra che il quadro psicologico del soggetto non reca nessuna traccia di abuso, si può agevolmente escludere che l’abuso vi sia stato. Ma il ritrovamento di un quadro compatibile con l’abuso non “prova” in alcun modo che l’abuso vi sia stato. Possiamo dire, al massimo, che ove tutti gli “ indicatori” diano un quadro unidirezionato e concordante è “ probabile” che questo possa essere accaduto. Ma, quando andiamo sul probabile si apre una voragine. In penale “probabile” non è affatto l’equivalente di “ al di là di ogni ragionevole dubbio”. Ne è anzi l’esatto contrario. E’ una distorta abitudine della mente umana pensare “ probabile” come quasi certo. In scienza “ probabile al 90%” significa che e’ possibile che quelle due variabili siano tra loro correlate, ma che esiste il 10 % di ragionevole dubbio che proprio non abbiano niente a che fare l’una con l’altra.( p = .1) Qual è il livello probabilistico di “ ragionevolezza” con cui una cosa può essere considerata effetto di un’altra ? Data un’unica pallottola, quanti serbatoi deve avere il tamburo perché uno ritenga di poter tranquillamente giocare alla roulette russa ? Vi sentite sicuri con una 6 colpi ?(rischio = 17%). Oppure con una 10 ? ( rischio = 10%). Una 12 ? ( rischio = 8,3 %). Ma attenzione. Se non vi sentite sicuri con una 12 colpi tenete presente che la probabilità di morire è in questo caso mediamente inferiore ai p. (indice di probabilità) che nelle scienze “ deboli” autorizzano convenzionalmente a ritenere “ vera” una relazione o una affermazione. Adesso riprendiamo in considerazione la lezione aristotelica sulla definizione, e confrontiamola con la pratica peritale. Dicevamo prima, a proposito dell’abuso che “ove tutti gli “ indicatori” diano un quadro unidirezionato e concordante è “probabile” che questo possa essere accaduto.”. I termini “tutti” e “probabile” sono strettamente correlati tra loro. Perché la sola esistenza di un indicatore che “contrasti” automaticamente esclude la nozione di probabilità. Vediamo le probabilità (arbitrarie) che un complesso di caratteristiche identifichino un essere umano, calcolandole cumulativamente. Ha due occhi = 1%°° + 2 orecchi = 5%°° + 4 arti = 20%°° + respira ossigeno =1%° + è mammifero = 10%° + cammina in posizione eretta = 1%+ è capace di imparare =5%+ la specie è bisessuale = 10% + i membri della specie, generalmente di sesso opposto stabiliscono tra loro relazioni semi-stabili = 30% + accudiscono congiuntamente ( più o meno) la prole = 50% + ricercano e conservano il cibo per sé e i membri del proprio gruppo/famiglia = 80% + si localizzano in un territorio e lo difendono contro le invasioni = 90% + il pollice degli arti superiori è opponibile = 95%. Anche il pollice degli arti inferiori è opponibile. Spiacente signori, è una scimmia. In realtà, al momento in cui usiamo le scienze “deboli” la certezza o la ragionevole probabilità che “x è un essere umano” non può essere raggiunta attraverso l’individuazione di n caratteristiche che gli appartengono, e appartengono anche all’essere umano, ma solo attraverso l’esclusione di qualsiasi caratteristica che lo differenzi. In termini di “ prassi peritale” potremmo dire che, al minimo, le caratteristiche che differenziano (gli indicatori “ contrari”) vanno puntualmente e sistematicamente ricercati, di essi va resa ampia e circostanziata ragione, molto di più di quanto non avvenga per le caratteristiche che identificano. E che la presenza anche di uno solo di essi – senza adeguata e coerente spiegazione- è di per sé sufficiente per inficiare la struttura peritale, così come la presenza di più indicatori contrari annulla il “ valore-verità” di tutti gli indicatori che identificano ( qualsiasi siano le ragioni – ancor più se si tratta di ragioni “ supposte” da parte del perito) In ambito grafologico alcuni dei grafologi più avvertiti (che tentano di dare una parvenza di “scientificità” alla loro disciplina) si cimentano con l’analisi statistica per legittimare il risultato. Sostengono, essi, che se la probabilità di un determinato segno è di 10 su 100, la compresenza di 7 segni di questo tipo darebbe, in termini identificativi 10x7 /100 = 70% di probabilità. Altri, più ottimisti, arrivano a sostenere che in realtà la probabilità sarebbe 10 alla 7 /100 = 10 alla 5 = 1.000.000 di probabilità a favore contro 1 avversa. Cioè la certezza. Sono gigantesche castronerie Non è questa la sede per un trattato di statistica. Si torna agli elementi identificativi di un uomo. Il discorso può avere una sua validità (del cui grado occorre discutere) se – e in quanto- non si diano elementi contrari. Per chi vuole approfondire, semplicemente, la probabilità deriva da un rapporto. N eventi possibili/N eventi attesi. E se andiamo su una perizia grafica il n° egli eventi possibili (ipersemplificato) è dato dal numero di lettere elevato alla loro potenza, poi alla potenza indice media di quante forme può avere una lettera, poi ad altre potenze espressione delle quantità di forme pressorie e relazioni spaziali etc…etc…. I periti grafici (alcuni), quando si avventurano nelle perizie di attribuzione liquidano gli elementi contrari sulla base dell’assunto : “ Ciò che corrisponde è vero, ciò che non corrisponde è perché è artefatto.”. Fu per l’affermazione di questo postulato che H. Poincarè, negò alla grafologia qualsiasi caratteristica di scienza. I periti (psicologi- psichiatri) (alcuni) liquidano gli elementi contrari sulla base dell’assunto : “ Ciò che corrisponde è basato su esperienze vissute, ciò che non corrisponde è una elaborazione fantasmatica”. In ambedue i casi il potere di cui il perito si autoinveste è omologo al “ Fiat lux”: “ Et lux fuit”. Egli non “ spiega” ma “costituisce” la realtà, eliminando ragione e senso (esistenza) a tutto ciò che – arbitrariamente- decide non fargli comodo. Anni luce distanti da qualsiasi corretto discorso scientifico, che, nei confronti della realtà ha funzione esplicativa e non costituente. Anni luce distanti da qualsiasi corretto processo epistemologico, che impone, al momento dell’impianto di una teoria, particolarissima attenzione agli elementi a confutazione, assai di più che di quelli a convalida. E che impone altresì che l’intero discorso si basi sui tre principi fondamentali della logica : identità, non contraddizione, terzo escluso. “ Nella logica deduttiva l’inferenza porta da un insieme di premesse ad una conclusione che è altrettanto certa delle premesse.: se si ha ragione di credere alle premesse, si hanno ragioni altrettanto valide di credere alla conclusione che segue logicamente da quelle premesse. Se le premesse sono vere, la conclusione non può essere falsa.” Ovviamente sempre che sia stato seguito un corretto “ metodo di calcolo”. Ossia che siano stati correttamente applicati i principi della logica “Nel caso dell’induzione la situazione è completamente diversa : la verità di una conclusione induttiva non è mai certa. Con ciò non si intende soltanto dire che la conclusione non può essere certa perché essa si fonda su premesse che non possono essere conosciute con certezza, ma che, anche se le premesse sono assunte come vere e l’inferenza è una inferenza induttiva valida, la conclusione può essere falsa. Tutt’al più possiamo dire che rispetto a date premesse la conclusione ha un certo grado di probabilità” Occorre poi, in termini di perizia grafica, operare ulteriori considerazioni. E’ a tutti nota la sentenza della Cassazione con cui si esclude la validità di una perizia operata per semplice comparazione morfologica, e si afferma la necessità di una indagine grafologica. Ciò che pare sottendere il ragionamento della Cassazione è che una perizia grafica ha possibilità di “verità” nella misura in cui essa opera non comparando singoli segni, ma comparando delle “gestalt”. Cioè strutture complessive, nelle quali, molto di più del singolo segno, sono significativi i “ rapporti”. Modalità di costruzione, attacchi- stacchi, pressioni, ductus, occupazione del foglio etc…… Tutti concetti che rimandano a realtà “ complesse” costituite da N elementi semplici, che si relazionano tra loro non in termini di sommatoria, ma di fattoriale. Orbene, nelle perizie si ritrova spesso l’affermazione di avere usato il “ metodo grafologico”, e di non di avere effettuato mere comparazioni morfologiche. Ma tale affermazione è spesso falsa. Tutto il corpus della perizia si muove, ad esempio, non sul come è stata costruito un grafema, singolo o complesso, ma su come esso appare. Supportata da scenografiche fotografie, che rappresentano somiglianze di 4 o 5 caratteri isolati dal contesto, e nulla -spesso- dicono delle differenze. Questo ovviamente non accade con quei perito che sanno il loro mestiere. Ma accade con una gran parte di periti. Si preferisce di gran lunga eliminare tutte le differenze, delle quali ignoranza tecnica ed epistemologica non consente di dare ragione, con una “malpractice” che potrebbe rasentare da vicino gli estremi di querela per negligenza grave.


Autore: Carlo Nocentini


lunedì 26 luglio 2021
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