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Il Problema grafologico
LA PERIZIA GRAFICA COME FONTE DI PROVA.
( analisi e comparazione della scrittura)

Il problema della qualificazione dei periti.

Occorre , preliminarmente, una distinzione.
Il problema della prova si pone all’interno di due diversi tipi di procedimenti, Quello penale e quello civile. All’interno del processo penale “prova” è “ al di là di ogni ragionevole dubbio”. Nel processo civile, invece, prova è ragionevole certezza. Il dibattito su natura ed uso delle scienze probabilistiche come fonte di prova è notevolmente approfondito, in questi ultimi anni.. In Italia, segnatamente, Federico Stella vi ha dedicato particolare attenzione. In massima parte condividiamo le sue argomentazioni, con , da non giuristi, una eccezione. Fondamentalmente, ci pare, la tesi di Stella è che la prova ( penale) debba essere nomotetica. Cioè che tra antecedente e conseguente sussista un principio di causalità necessaria e sufficiente. Poiché, in realtà, tutte le scienze empiriche sono “probabilistiche” – con gradi accettati di probabilità diversi al loro interno ai fini dello stabilire il criterio di verità, o di legge- Stella sostiene che l’ammissibilità della prova scientifica può darsi quando il suo indice di probabilità sia vicinissimo ad 1. In soldoni, se butto qualcuno dalla terrazza del 10° piano, e quello muore, la morte è conseguenza, o in altri termini l’averlo gettato dal 10° piano è causa necessaria e sufficiente della sua morte. Si è dato qualche rarissimo caso di persone che non sono morte, probabilmente nella misura dell’1/000, ma essendo, nel caso in specie, l’indice di probabilità =0.9999 ( cioè vicinissimo ad 1) posso assumere la correlazione caduta dal10° piano- morte come vera al di là di ogni ragionevole dubbio. Contemporaneamente Stella sostiene che, invece, tutte quelle discipline che lavorano normalmente con indici di probabilità più bassi ( 0,9; 0,8 ) non sono idonee a costituire “ prova” . Fondamentalmente concordo. Ma con un distinguo. Le discipline che operano con indici probabilistici inferiori alla prossimità ad 1 riferiscono la previsione a classi di eventi., non ad eventi singoli. Sono idonee a fornire verità quanto più la classe è numerosa. Prendiamo il caso classico del lancio della monetina. Niente è prevedibile ( se non con margine di errore del 50%) per quanto attiene al singolo lancio. Ma il margine di errore si riduce al 5% se la previsione riguarda l’esito di 1000 lanci. E allo 0,5 su un milione. Prendiamo il problema dell’amianto, e della sua cancerogenicità. Giustamente Stella sostiene che, una volta accettato che su base statistica l’esposizione ad amianto determina il 30% ( o 50, o quello che sia) di aumento di rischio del cancro polmonare, questo niente ci dice in merito al cancro del sig. Rossi, che è stato esposto all’amianto. Ma…. ma se nell’azienda X, nella quale vi è esposizione ad amianto, si verificano 130 casi di cancro polmonare su 1000 dipendenti, mentre nella popolazione ( stratificata in modo omogeneo rispetto al personale dell’azienda) se ne verificano 100 posso ragionevolmente ritenere che 30 casi di cancro ( ma non certamente quello di Rossi, Bianchi o Smith) sono imputabili all’esposizione ad amianto. Non si identifica, quindi, logicamente, la responsabilità dell’azienda per quanto riguarda il singolo episodio canceroso. Ma si identifica la responsabilità dell’azienda per 30 casi di cancro, che riguardano 30 persone, ancorché senza nome e cognome. Se questa poi sia prova valida – e come- in un tribunale penale è dibattito da giuristi. E veniamo alla perizia grafica. I dati di ricerca disponibili ci dicono, come dettagliatamente esposto in altra pubblicazione,[1] che l’analisi verificativa della scrittura naturale (non artefatta, non falsificata, non dissimulata) effettuata con metodi computerizzati ha probabilità di errore del 5%.. Le analisi normalmente effettuata dai periti si attestano, nell’ipotesi migliore, sulla base delle ricerche esistenti, su probabilità di errore del 25 %. I due dati non sono tra loro eccessivamente discordanti, poiché la prima analisi avviene relativamente a campioni del tutto spontanei. La seconda ha a che fare con campioni per qualche motivo artefatti, e ipotizzare, in presenza di artefazioni volute, un aumento della probabilità di errore nei termini del 20-30% non è in sé ipotesi assurda. Ovviamente nell’attesa che ricerche ulteriori, metodologicamente corrette, contribuiscano a raffinare il dato. Le conseguenze di questo dato sono abbastanza ovvie. Nel processo penale la perizia grafica non può essere assunta a fonte di prova. Non è “prova” un evento, sotteso ad una legge, la cui probabilità di errore è pari, mediamente, al 30%.. Perché non si dà, in alcun ambito disciplinare, “legge” con questa probabilità di errore. Siamo, al massimo, in presenza di “opinione esperta” che, in ambito penale, lascia il tempo che trova, poiché nessuna opinione esperta, non sottesa a leggi, integra in alcun modo il requisito dell’”oltre ogni ragionevole dubbio”. Un po’ diverso è il discorso per quanto riguarda il processo civile. In esso il giudice non è chiamato ad assolvere, ove non si raggiunga la certezza oltre ogni ragionevole dubbio, ma ad esprimere semplicemente una “opinione” su cosa sia più probabile. ( ragionevolmente avvenuto). La “ verità” che in questo caso si ricerca è verità diversa rispetto a quella che si ricerca in ambito penale. E’ allora evidente che, in assenza di altri elementi, assumere come “ più probabilmente vero” un qualcosa che ha il 70% di probabilità di essere avvenuto è più ragionevole che assumere come “più probabilmente vero” un qualcosa che ne ha solo il 30%.. Ma…, anche qui. Anche qui esiste un ma. Qual è il livello di probabilità che integra la ragionevolezza dell’assunzione del giudice civile. ? E’ accettabile, nell’ordinamento, un giudice civile che decidesse i processi a testa e croce? Probabilmente no. Ma la decisione di un processo a testa o croce significa, semplicemente, decisione sulla base del 50% di probabilità. Di quanto occorre discostarsi da questo 50% perché si possa assumere una opinione come probabilmente vera, anziché come del tutto casuale.? Perché, dal punto di vista del “modello” perizia grafica e lancio della monetina corrispondono esattamente. In ambedue i casi ci troviamo in presenza di variabili dicotomiche. Testa o croce /stessa mano o mano diversa. Rovesciando il problema si potrebbe dire “ di quanti lanci abbiamo bisogno per poter ragionevolmente affermare che la monetina sia truccata ?” Se escono 8 teste e 2 croci ( probabilità pari all’80%) ho elementi sufficienti per poter affermare che la moneta è truccata ?. In ambito scientifico no. Il sospetto comincia ad avere un certo livello di credibilità nel momento in cui mi escono 800 teste, e 200 croci. Non è il singolo evento, o la serie limitata di singoli eventi che in presenza di accadimenti con basso tasso di probabilità (non tendente a 1) può darmi ragionevolemente il dubbio che esista un qualcosa, a monte, assumibile come determinante di quell’evento. In altre parole se lascio cadere un pezzo di piombo da una finestra, e questo anziché cadere verso il basso parte verso l’alto viene rimessa in discussione la legge di gravità, poiché essendo il suo indice di probabilità tendente ad 1 (0,99999999999999 periodico) il singolo evento difforme rispetto alla legge ne diviene elemento invalidante. Ma se la serie di lanci di una monetina, anziché darmi, come il modello teorico vorrebbe, una testa –una croce mi dà 4teste-1croce-2 teste- 5 croci questo non significa assolutamente nulla, e non rimette in discussione la legge di probabilità cui il lancio della monetina è sotteso. Solo il fatto che su mille lanci il numero delle teste si discosti significativamente (e con un significativamente piuttosto indefinito) da quello delle croci può indurre il sospetto che la moneta sia truccata. Solo se, su 1000 lanci avrò 980 teste, e 20 croci, posso ragionevolmente ( e non certamente) ritenere che la moneta sia truccata. I dati empirici ci dicono che i periti – nella migliore delle ipotesi- hanno il 75% di probabilità di cogliere nel segno di fronte a situazioni contestate, che sono appunto quelle delle quali si occupano. Ma, delle ricerche disponibili ( per’altro molto scarse) una sola dà questo risultato. Le altre si attestano tutte su probabilità molto minori. La logica conseguenza di questo è che “l’attendibilità” della perizia grafica non risiede nella disciplina, ma in due fattori extradisciplinari individuabili nella “ serie” del perito, e nella coerenza interna del ragionamento peritale. E infatti ragionevolmente assumibile che – in presenza di disciplina il cui margine di errore oscilla tra il 50 e il 75% è solo la competenza tecnica di chi la esercita che può spostare verso l’alto o verso il basso tale margine di errore. Non ci risulta, tuttavia, che esistano metodiche sistematiche di testing che accreditino la “serie” pregressa del perito, secondo criteri scientifici.. Dall’altro lato esiste la coerenza interna del ragionamento. E qui le note sono ancora più dolenti. Se da un lato non esistono “rassegne” di perizie, con possibilità di analisi generalizzata dei ragionamenti peritali, per l’impossibilità di procurarsi le perizie, facenti parte di inaccessibili fascicoli di procedimenti, dall’altro, allorché si vanno ad esaminare perizie sulle quali è stato possibile mettere le mani, si verifica immediatamente come il metodo peritale, la maggior parte delle volte, sia anni luce distante da qualsiasi elementare principio di scientificità. “ Comparazione” significa infatti rendere conto del simile e del dissimile. E “rendere conto” non ha il significato di “affermare”. Orbene, in quasi tutte le perizie che abbiamo avuto la ventura di leggere abbiamo trovato sempre lo stesso modello. A è simile a B, C è simile a D, ergo….. Ma niente si dice sul fatto che E è diverso da F e G da H. O, se qualcosa si dice, è l’affermazione apodittica “ dissimula” a coprire tutte le differenze. Affermazione –ombrello, sotto la quale può stare tutto e il contrario di tutto, fondata su niente di più che –talvolta- l’impressione del perito, tal’altra semplice modo per trarsi di impaccio. Ma il ragionamento sulla coerenza interna va oltre, e supera i problemi “interni” alla disciplina, o di esposizione peritale, per investire la “cultura” del perito. Quale sarebbe l’attendibilità di un perito medico, che chiamato a periziare il “modo” con cui è stata effettuata una operazione all’addome ci dicesse che Curie era Australiano, che il primo trapianto di cuore è avvenuto nel 1500, e che la frattura traumatica delle ossa si deve ad un virus ?. Probabilmente nessuno sarebbe disposto a prestare ulteriore attenzione alle sue argomentazioni in merito alla perizia di cui è stato incaricato. Perché il pre-esistente vuoto di cultura generale, che precede la specificità della perizia sull’operazione all’addome renderebbe del tutto “irricevibili” le successive argomentazioni. Questo, in perizia grafica (analisi e comparazione delle scritture) non accade. Il testo peritale, o le dichiarazioni rese in aula ove vi sia cross-examination, sono spesso (non sempre) infarciti di vaneggiamenti , deliri onirici, luoghi comuni, assoluti non sense. Ne bastino due tra tutti, ai quali diversi periti spesso si attaccano. Che la perizia grafica sia esente dal principio di falsificazione.. Che la perizia grafica appartenga al regno delle “ scienze dello spirito”. Affermazioni di questo tipo, ancorché semplicemente accennate, dovrebbero essere sufficienti per un immediato ricovero coatto al Cottolengo di chi le pronunci. E invece girano per i tribunali. Perché nessun procedimento che esamini dati empirici ( e uno scritto è un dato empirico) può essere esente, assiomaticamente, dal principio di falsificazione. Perché le c.d. “scienze dello spirito” (locuzione e classificazione ormai caduta in disuso da una 20ina di anni) sono scienze dell”esperienza interiore”. In esse non valgono i principi di identità, non contraddizione, terzo escluso. Come tali sono caratterizzate dalla indecidibilità. I loro costrutti dicorsivi sono quelli della metonimia e della metafora. Che non possono in alcun modo tradursi in un “ Lo ha scritto lui/lei” o “ Non lo ha scritto lui/lei”. Nocentini Carlo Il problema grafologico GRAFOLOGIA PERITALE 88-88456- 36-8 € 7,00 Solo se c’è la consapevolezza che esistono numerosi problemi da affrontare e che è necessario (o vale la pena di) ricercare nel campo della scrittura si accende qualche possibilità che la questione grafologica venga adeguatamente affrontata e che vengano meglio chiarite le valenze della scrittura stessa come mezzo di conoscenza.

Carlo Nocentini, vive e lavora a Firenze. Psicologo, specialista in psicoterapia, specialista in psicologia differenziale. Master in grafologia peritale giudiziaria e professionale Università degli studi di Urbino. Vedi la scheda nella sezione grafologia peritale

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Riengo che il problema evidenziato da Carlo Nocentini sia comunque applicabile a tutte le perizie. A breve una relazione sulla sentenza Daubert. (M.A.) -------------------------------------------------------------------------------- [1] Carlo Nocentini – Il Problema Grafologico- Giordano Editore, Brindisi, 2006

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Autore: Carlo Nocentini


sabato 24 ottobre 2020
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