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Menzogna e giurisprudenza
Molti psicologi dei più diversi orientamenti hanno trattato molto della menzogna. L’interesse per la menzogna coinvolge infatti molte discipline culturali, storiche ecc.. I diversi orientamenti teorici partono dagli studi sull’identità, dalla presentazione di sé , dalla linguistica e dalla psicologia sociale. Da queste prospettive il sé che è presentato agli altri nella vita di tutti i giorni è caratteristicamente una “confezione”. Da un lato c’è quindi la voglia di farsi scoprire per quello che realmente una persona è, dall’altro, la volontà di apparire migliore per avere maggiore successo, fa sì che la presentazione di sé divenga menzognera. Gli scopi, quindi, che motivano una presentazione non menzognera sono anche gli stessi che motivano una presentazione menzognera. Quando la realtà è favorevole (ad esempio, quando le persone vogliono presentare se stesse come generose e caritatevoli e realmente hanno una lunga storia di contributi caritatevoli e atti benevoli), questi scopi possono essere raggiunti senza fare uso della menzogna, mentre circostanze meno favorevoli inducono di più all’uso della menzogna. Nella stampa quotidiana, così come nella letteratura etica, il mentire è spesso descritto come un atto egoista. Le persone mentono per ottenere promozioni, lavori etc..., quindi in misura maggiore le menzogne servono più a beneficiare se stessi che gli altri e vengono raccontate in misura minore con uno scopo economico-materiale e in misura maggiore per un “guadagno psicologico”, per ottenere stima, affetto e rispetto. Le persone riportano in misura maggiore menzogne circa i loro sentimenti, i loro piani e le loro conoscenze. Quando gli individui mentono circa i loro sentimenti, essi vorrebbero fingere di sentirsi migliori di quanto realmente siano. Nel 1996 Deborah A. Kasshy e Bella M. DePaulo condussero una ricerca proprio per vedere quali menzogne venivano raccontate in misura maggiore e da chi, utilizzando la metodologia del diario giornaliero. I soggetti, un gruppo di studenti universitari e un gruppo che rappresentava più in generale la comunità, dovevano registrare in un diario tutte le interazioni che avevano nel corso di una settimana e annotare in quale delle diverse interazioni avevano mentito e i motivi che sottostavano alla menzogna. Oltre ad analizzare le differenti tipologie di menzogne che portarono ad una classificazione di quest’ultime, venivano presi in considerazione anche gli stati d’animo dei soggetti prima, durante e dopo aver detto la menzogna. Le menzogne venivano distinte in base al contenuto, in base all’orientamento (menzogne centrate su di sé o menzogne rivolte agli altri), in base al tipo e in base al referente. Le menzogne orientate su di sé erano definite come menzogne con l’obiettivo di accrescere o proteggere psicologicamente il bugiardo o i suoi interessi. Le menzogne orientate sugli altri erano definite come menzogne che venivano raccontate per proteggere o esaltare le altre persone psicologicamente o per avvantaggiare o proteggere l’interesse degli altri. Le menzogne orientate sugli altri, trattate nella ricerca, erano quelle che toglievano gli altri dall’imbarazzo o dalla perdita di stima, quelle che facevano apparire meglio di ciò che essi erano realmente o che proteggevano la riservatezza delle persone. I ricercatori conclusero che, la personalità potrebbe non solo predire la quantità di menzogne raccontate ma anche il tipo di menzogna raccontata. L’ipotesi era che le persone più manipolative, in particolare quelle preoccupate maggiormente della propria presentazione e quelle che hanno una bassa stima di sé, possano raccontare più menzogne centrate su se stessi, mentre individui altamente socializzati e persone con alta qualità di relazioni personali potrebbero raccontare poche menzogne centrate su di sé. Fu ipotizzato, inoltre, che le persone manipolative avrebbero descritto se stesse come menzogneri di successo, e che avrebbero riportato che essi mentivano più spesso rispetto alle altre persone, al contrario delle persone altamente socializzate che riportavano di mentire di meno. Quindi le persone manipolative, specialmente preoccupate della presentazione di sé, e persone altamente socievoli tendono a mentire più spesso degli altri e a realizzare ciò che esse vogliono. Le persone che sono interessate all’impressione che esse hanno sulle altre persone sono a conoscenza che esse mentono più delle altre; mentre, le persone manipolative, credono che la menzogna sia un modo accettabile per ottenere quello che vogliono, le persone preoccupate di come si presentano agli altri, vedono nella menzogna un mezzo facile per presentarsi come in realtà vorrebbero essere. Poiché mentire fa parte dei processi d’interazione sociale, essa, potrebbe essere particolarmente importante per le persone altamente socializzate. Le persone socievoli potrebbero mentire più spesso perché il mentire diventa pratico e abituale. Quando le persone socievoli sono spinte a controllare il loro comportamento mentre raccontano menzogne, esse restano sorprese di quanto spesso mentono. In conclusione, le persone che raccontano più menzogne delle altre, sono persone che si preoccupano in misura maggiore rispetto agli altri, dell’impressione che creano nella vita sociale. I menzogneri sono anche più manipolatori. In qualche modo, poi, i menzogneri sembrano essere abili partecipanti nella vita sociale. Le persone che mentono più spesso delle altre hanno meno gratificazioni con persone dello stesso sesso e sono anche meno responsabili. Da questa ricerca gli autori ricavarono anche un’altra informazione. Le interazioni nelle quali non venivano raccontate menzogne venivano descritte come più intime e piacevoli, e anche la modalità d’interazione era una determinante per la presenza della menzogna; nelle interazioni faccia a faccia era presente una maggiore riluttanza a raccontare menzogne rispetto a quando le interazioni erano di tipo più formale ad esempio, nelle interazioni telefoniche. Le persone riportavano più spesso menzogne circa i loro sentimenti, le loro azioni, i loro piani e le loro conoscenze.

Chiedi l'articolo alla Dott. Sara Pezzuolo




Autore: Sara Pezzuolo


lunedì 26 luglio 2021
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